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con la collaborazione di Franco Zoccoli
U Risveiu Burdigotu
è la gloriosa associazione che dal 1977 si occupa di mantenere vive tradizioni, cultura e folclore bordigotto
da inizio anno pubblica un foglio mensile " Paize Autu " nel quale vengono trattati argomenti di attualità, storia e vita della nostra città
la sede dell'associazione è in Via alle Mura 8 a Bordighera alta
ed è aperta il lunedì ed il venerdì dalle 16,00 alle 18,00
per saperne di più



da poco abbiamo scoperto un sito molto interessante all'interno del quale Alice, una nostra giovanissima concittadina ha pubblicato, frutto di una ricerca appassionata e minuziosa, numerosissime foto della nostra città; nuove, meno nuove, vecchie o antichissime sfogliando le pagine dei link proposti potrete ripercorrere un ideale " come eravamo " di sapore intensamente bordigotto
brava Alice !!!
Introduzione a Dizionarietto Bordigotto
a cura di Anacleto Miele

Cari scciancureli
U catorze de magiu l'é a festa de Sant'Ampeiu Anacoreta che in te l'anu 411 u l'é arivau in se i nosci sceui da in paise luntan cu se ciama Tebaide d'Egitu e u se fermau chi da nui.
In tu 1471 i burdigoti i l'han pruclamau santu patronu du paise, perche u l'eira sta ün di ciü poveri da zona cu fava tanti sagrefisi. U fava u ferà e u l'insegnava a falu ai autri.
In ucasiun da sua festa avemu pensau de regalave un pecin vucabulariu burdigotu cusci purerei aregurdave cume i u parlava i nosci veci che pe u ciü i eira pescaui de l'asa e cuntadin che i han fau i müri a secu de fasce sciü pe e cole encendule de tèra purtà a spala in ti sestin e-peui i gan ciantau i osi di datari de parmura, e aurive e a vigna, mentre in tu cian i gan ciantau i limui, i mandurin, i pertugali e i orti.
Di nosci tempi tante, tante ciante i sun stae arancae pe ciantà gareufani e reuse, e avura mimosa e ginestra.
Pe cantu regarda e parmure, tra i nosci veci gheira chi disgieva che i datari da semenà l'aveva purtai Sant'Ampeiu, invece ghéira de autri chi disgieva che l'aveva purtai i türchi candu i vigneva a fa e rapine.
U pasau du nosciu paise e u parlà di nosci pairi grandi, i sun cose che vui nu ve ne duvei mai ascurdà.
Au cumensamento du 1993, cangeran i cunfin pulitici de !'Italia e sarei citadin de l'Europa ünia ma nu staive mai ascurdà che sei naasciüi o vivüi chi in se sta punta de téra, che a s'alonga in ta marina, ciamà punta de Sant'Ampeiu, u postu ciü belo du mundu e seine sempre urgugliusi.
Aregurdaive sempre che duvemu amà Sant'Ampeiu perche u ne regorda i tempi de generasiui pasae e i tanti sagrifisi fai dae 32 famie du burghetu San Niculò che in tu 1470 i han fundau Burdighea e bunificau tere dae lone e dai lagasi.
Aspeitandu che se furme ina sula lenga europea, che a purereva ese l'esperantu, ve cunsiamu de imparà e lenghe fureste pe tratà ciü prestu e ben cui citadin de l'Europa de duman, ma ve racumandamu de nu ascurdave mai u nosciu burdigotu.
V'abrasamu tüti, cari scciancureli, e ve aguramu de ese sempre degni du nosciu paise ripetemu sia che ghe seci nasciüi sia che ghe seci vivüi ma sempre tüti burdigoti.
I prumuturi da manifestasiun
Bordighera, Festeggiamenti di Sant’Ampelio



A a Burdighea - Cansun de Burdighea
A a Burdighea
mi son andà
a a Burdighea me ghe sun inamurà
In te stu paise.
De parme, sciure, su e mà,
teutu fa pensà a a festa
Da u cantu, a u balu, e chi ghe vèn chi u ghe resta.
E mi nu partu cieù.
Tralalalà, tralalalà, tralalalà
Nu partu cieù
Tralalalà, tralalalà, tralalalà
Nu partu cieù
Tralalalà, tralalalà, tralalalà
Nu partu cieù
Che suta a u Munte Cagiu,
in Arzia, a Sant’Ampeiu
au Sciasciu o in Via dei Coli,
con teu voeiu restà
parole e musica di Gabriele Cassini



Festa patronale di Sant. Ampelio del tempo trascorso...
dal libro
.." BORDIGHERA " ... del Rag. Dino Taggiasco ( 1930 )
Nella vigilia della festa anticamente solevansi fare, sulle scogliere del capo centinaia di fuochi di teda. Si ricorda che un certo Panticufin veniva una volta inviato nei boschi di Negi a raccogliere la Tia. Cioè il legno resinoso del pino per fare le illuminazioni. Più tardi era Fumela del Seborga, che, col proprio somaro e dietro tenue compenso, provvedeva alla bisogna.
Dobbiamo convenire che quelle primitive fiaccole, passate il termine, quei fuochi naturali, quelle luci tremolanti e fumose dovevano essere molto suggestive, anche perchè non rischiaravano molto e davano così agio alle più svariate divagazioni del pensiero.
I pescatori intervenivano coi guzzi illuminati.

gozzo ligure
I popolani, appena sboccati sul declivio del Capo restavano attoniti alla vista delle centinaia di fiamme galleggianti sullo specchio delle acque e crepitanti sopra tutte le roccie del promontorio.
I più ingenui uscivano in esclamazioni come queste :
- E gah, a marina ch'a la piau fögu !
- Oè, l'aiga de Burdighea a brüxia come in brichetu
Le finestre delle case venivano illuminate con gusci di lumaca riempiti d'olio e forniti di uno stoppino di bambagia, fendevano l'aria gli spari di mortaretti e dei così detti mascoli, sistema assai pericoloso che costò una gamba al povero Oeglin.
In epoca più vicina si succedettero, le illuminazioni alla veneziana e quelle a lumicini a grasso, multicolori. Attualmente tutte le vie della città, vengono fantasticamente illuminate a luce elettrica ed hanno luogo sulla spianata del Capo grandiosi spettacoli pirotecnici.
La chiesa, intransigente nelle proprie formule, nell'antichità come oggi, celebra la festa del glorioso S. Ampelio con Messa e grandiosa processione a cui intervengono molte persone dei vicini e lontani paesi.
<< E in mio vivente, attesta il concittadino Battista Piana – così ho sempre veduto praticare e così ho sempre inteso dire dai più vecchi del paese, senza che abbia mai inteso il contrario >>
La Messa solenne viene celebrata nella Parrocchia dove convergono tutti I sacerdoti dei paesi vicini e il Vescovo della Diocesi il quale in quel giorno impartisce anche Sacramento della Cresima ai bambini La funzione oggi è un vero avvenimento orchestrale al quale concorrono Professori come il Cav. Felice Voglino della Cattedrale di Ventimiglia e di celebri Maestri Salvatore Siccardi e Paolo Borgo. Anche il buon Prof. Alfredo Giribaldi, Bordigherese puro sangue, di felice memoria sino a due anni or sono ha fedelmente deposto ai piedi di Ampelio le liturgiche armonie del suo impeccabile strumento. Nella processione del pomeriggio vengono trasportate la statua e la Reliquia del Santo e con questa viene impartita la benedizione ai fedeli che gremiscono il piazzale del Capo.
Sino al decorso anno ebbero luogo altresì grandiose feste da ballo, concerti e accademie ginnastiche in Piazza De Amicis sotto l'immenso padiglione della Società Operaia della Città di Ventimiglia.



I Profumi della nostra terra
di F. Zoccoli
la ginestra a Montenero di F. Zoccoli
Nell'ottocento si narra che i naviganti che transitavano in primavera e soprattutto di notte davanti alle nostre coste si rendessero conto di trovarsi davanti alla nostra riviera dall'intenso profumo di fiori di agrumi che di notte la brezza portava sino a quattro miglia dalla costa, ancor prima l'Ariosto aveva cantato questo evento nel 1532.
Senza dubbio nel passato sia per i navigatori che per i naviganti i tempi non erano quelli di oggi ed il viaggiar per mare era sempre poi soggetto ai capricci di Eolo, poteva quindi capitare di trovare periodi di bonaccia che obbligavano a dover rimanere fermi in mezzo al mare per lunghi periodi e si aveva quindi molto più tempo per ammirare i paesaggi assimilare gli odori gli umori che la natura ci regala.
Molti anni da allora sono trascorsi ma la natura in questo angolo di terra ci regala ancora come un tempo emozioni e soprattutto profumi. E questo lo sanno soprattutto i pochi pescatori ormai rimasti, che per il loro lavoro vanno per mare prima che il sole spunti o chi ha la passione della vela e al mattino fa la tratta di mare dal porto di Bordighera sino alla baia di Latte sfruttando la tramontana che fresca scende dalle vallate del Nervia e del Roja.
I profumi che si respirano non sono più quelli dei fiori di limoni, mandarini, aranci e cedri che un tempo assieme agli ulivi ricoprivano le nostre colline ed assieme alla pesca erano le maggiori fonti di sostentamento; i tempi sono da allora molto mutati e le nostre colture profondamente cambiate, ora le nostre colline sono ricoperte in gran parte di mimose ed ancor più di ginestre, e sono proprio quest'ultime che durante il momento di maggior fioritura oltre a tapezzare di grandi macchie di un color bianco cangiante il nostro entroterra alla notte quando in primavera spira la brezza portano questo profumo molto intenso ed un po' acre sin dove un tempo giungeva quello delle zàgare.



Il vulcano di Montenero....
Forse non è soltanto leggenda ???
di F. Zoccoli

Monte Nero di F. Zoccoli
Si perde nel tempo e nella memoria dei Bordigotti la credenza, che sulla sommmità del Montenero vi fosse un tempo un vulcano assopito, ma che da alcuni anfratti ancora un centinaio di anni orsono fuoriuscisse fumo e materiale di natura vulcanica, tanto che questi siti ancora oggi dai vecchi cacciatori o cercatori di funghi nostrani che ben conoscono il nostro bosco vengono chiamati .... ciote fümuze .... forse queste sono soltanto leggende ma che un qualcosa di vulcanico vi sia stato un tempo, ancora oggi lo dimostra lo sgorgare sulla spiaggia in località Giunchetto di una sorgente di acqua solforosa ..... l'aiga de surfanu ..... come veniva chiamata un tempo da chi andava, con fiaschi o altri contenitori specialmente in estate a rifornirsi per curarsi ed anche per bere.
Dopo i lavori per la costruzione dell'autostrada, la sorgente si è notevolmente ridotta ma ancora oggi è attiva, nel tempo passato quando la sua portata era molto più consistente nelle calde giornate d'estate si sentiva il classico odore sulfureo anche transitando sulla via Aurelia. Questa fonte abbastanza frequentata sino agli anni sessanta non è stata in seguito e non se ne conosce il motivo valorizzata da nessuno, anzi l'incuria e l'abbandono ne hanno fatto perdere quasi ogni traccia ... anche nella memoria.

F. Zoccoli
Eppure un tempo il potere curativo e le qualità delle sue acque era ben conosciuto a Bordighera tanto che nel suo libro – Bordighera -- Dino Taggiasco ne parla ampiamente e da un preciso e dettagliato resoconto delle analisi eseguite già nel 1820, tanto che nel 1860 il Dott. Karel medico particolare della di S.M. L'Imperatrice Madre di Russia apprezzando le qualità medicinali dell'acqua del Giunchetto aveva avanzato l'ipotesi di far costruire uno stabilimento termale, ma l'idea dovette essere abbandonata per il peggiorare dello stato di salute della sua illustre paziente che dovette abbandonare il suo soggiorno in riviera. Altri in seguito anche in tempi più vicini a nostri hanno avanzato l' ipotesi di costruire bagni o stabilimenti termali che senza dubbio avrebbero fatto conoscere ancor più Bordighera nel mondo, e portare sollievo a gente sofferente viste le notevoli qualità curative di questa acqua, unica iniziativa imprenditoriale che si ricordi è quella di un anonimo che nel tempo andato, dopo aver riempito damigiane ed altri contenitori andava a rivenderla trasportandola su di un carretto al grido .... l'aiga de surfanu .... l'aiga de surfanu ... ma come oggi possiamo noi stessi constatare tutto è finito in un grande oblio.



La Via Romana di F. Zoccoli

Risalgono al 50 A.C. i primi cenni storici sulla Via Romana, e ricordano la gloria di Roma
Partendo da Roma e più esattamente dalla Porta Aurelia, proseguiva per Pisa, Luni, e percorrendo tutto l'arco ligure, entrava nella Gallia Cisalpina. Fu costruita per volere di Emilio Scauro, ambasciatore del Senato Romano nel 89.A.C. I Romani avevano appreso l'arte di costruire le strde dai Cartaginesi ... ma in seguito divenne troppo costosa la manutenzione, e quindi venne distrutta dai Romani stessi ... fu in seguito Napoleone Bonaparte nei primi decenni del 1800 a volerla ricostruire in Liguria, dando origine alla via Cornice, di cui ancora oggi usufruiamo, anche se non sempre, il tracciato seguito è quello originale. Ma veniamo a tempi più vicini a noi ...
Nel 1874 già si pensava ad un ampliamento della via Romana, all'ora poco più di una mulattiera, e si diede incarico ad un tecnico, per la stesura dei progetti, in quanto si era preventivata anche la costruzione di una traversa ( L'attuale Via Regina Margherita ) che unisse la via Romana appunto con la strda Cornice. Furono presentati 3 tracciati, uno curvilineo, uno rettilineo poligonale, ed un tracciato misto, fu scelto il progetto del tracciato misto che fu in segiuto definito curvilineo, progetto, suggerito e molto caldeggiato da Charles Garnier, che non amava le città con strade parallele, e con incroci ad angoli retti .Anche molti notabili del tempo optarono per questo progetto tra i quali il banchiere Bischoffsheim, che si era oferto di di anticipare la cifra occorrente per la realizzazione dell'opera ad un tasso di interesse molto agevolato., nel 1877 si diede inizio all'opera, ed il tracciato è rimasto immutato, ed è quindi quello che ancora oggi noi conosciamo, ed anche questa si può definire un'opera che Charles Garnier ha lasciato in suo ricordo a Bordighera.